Titoli

Tibet

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Una certa immagine del Tibet sembra resistere al passare del tempo: quella, idealizzata, di un paradiso terrestre dove ritrovare una purezza altrove smarrita. La realtà, naturalmente, è ben più complicata: ottant’anni di occupazione cinese e di rivolgimenti politici nella regione, e le ondate di emigrazione e la frammentazione dei territori storicamente abitati dai tibetani che ne sono conseguite, rendono difficile oggi anche solo capire dove batta il cuore di questa antica civiltà. Quello che la Cina ha ribattezzato Regione autonoma del Tibet, per esempio, potrebbe non essere il luogo ideale dove trovare le vestigia di una cultura così ricca di fascino. Meglio forse cercare in altre regioni cinesi limitrofe o in India e Nepal, dove esistono enclave storiche e importanti insediamenti di profughi. Una famiglia residente nella Regione autonoma che volesse far crescere i propri figli immersi nella cultura tibetana farebbe meglio a spedirli all’estero per garantire loro accesso alla propria lingua e alle proprie tradizioni. Il destino di molti bambini, infatti, è di venire separati dalle famiglie in tenera età per essere istruiti in mandarino e indottrinati secondo l’ideologia del Partito. Anche la vita monastica, in un luogo dove un tempo fioriva una delle maggiori concentrazioni di monasteri al mondo, è oggi strettamente controllata dal potere centrale di Pechino. Eppure, sembra che proprio nella Cina che per decenni ha tentato di soffocarla, l’identità tibetana stia vivendo una – pur sinistra – rinascita: sorgono nuovi «villaggi nomadici» che assomigliano a parchi a tema, si ricostruiscono in pompa magna monasteri rasi al suolo durante la Rivoluzione culturale, mentre nelle metropoli di tutto il paese spopola la «febbre tibetana». Per fortuna, non è tutta appropriazione culturale e altrove esistono anche esempi di autentico risveglio, come il recupero di alcuni monasteri del Mustang raccontato in questo volume. Se la civiltà tibetana è potuta finora sopravvivere, soprattutto all’estero e nell’esilio di Dharamsala, è stato grazie alla tenacia del suo popolo, al lavoro diplomatico, al sostegno indiano e dell’Occidente, al carisma e alla notorietà del Dalai Lama. Ma si tratta di un equilibrio fragile, che può spezzarsi da un giorno all’altro, ed è quindi importante – oggi più che mai – continuare a parlare di Tibet perché non diventi un paradiso perduto, questa volta per sempre.


Pagine: 176

ISBN: 9791281724877

Prezzo: 22,00 €

Uscita: settembre 2026

Fotografie: Manuel Bauer, Luigi Fieni, José Jeuland, Gyal Lo, SD, Samuel Zuder

Autori: Giuditta Albanese, Luigi Fieni, Gyal Lo, Judith Hertog, Song Yuzhe, Oliver Schulz, Filippo Scianna, Piero Verni, Liu Waitong, William Washburn, Tsering Woeser

Illustrazioni: Edoardo Massa

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Libro

Sommario

STORIA

Uno, nessuno, centomila Tibet

— Piero Verni

Cos’è stato il Tibet, cos’è e dov’è oggi? Di Tibet, infatti, ne esistono almeno tre: quello propriamente detto, amministrato dalla Cina, l’area di cultura buddhista tibeto-himalayana (distribuita tra India, Nepal e Bhutan) e l’arcipelago degli insediamenti dei profughi in India e Nepal, tra i quali spicca la capitale del governo in esilio, Dharamsala.

ATTIVISMO

Senza vie di mezzo

— Judith Hertog intervista Jamyang Norbu

Intervista all’attivista e intellettuale Jamyang Norbu, una delle voci più brillanti ed eretiche dell’esilio, noto per le sue critiche ai compromessi del Dalai Lama e alla mancanza di democrazia nelle istituzioni tibetane. Nonostante il sistematico inasprimento della repressione di Pechino, il saggista con un passato nella guerriglia anticinese non ha abbandonato il sogno di un Tibet indipendente.

GIOVANI

Un gioco di equilibrio

— Oliver Schulz

Cosa pensano i giovani tibetani, quali sono le loro paure? Dalla Regione autonoma amministrata dalla Cina filtra ben poco, e per scorgere critiche e rivendicazioni bisogna scavare tra le allusioni dei rapper di Lhasa. Ma dove hanno la libertà di esprimersi, come in Ladakh o in Nepal, le nuove generazioni manifestano curiosità verso l’Occidente pur rimanendo ancorate all’identità tibetana.

PELLEGRINAGGIO

La montagna profanata

— Tsering Woeser

Il Monte Kailash, nel Tibet occidentale, è sacro a quattro religioni, ma tra le bandiere di preghiera tibetane spuntano sempre più fitti i cartelli rossi con gli slogan del Partito comunista cinese. Il pellegrinaggio rituale intorno alla montagna non è più solo una questione di fede religiosa: di fronte all’asfissiante controllo politico, diventa anche un modo per ritrovare la propria dignità spirituale e culturale.

TURISMO

L’eterno romanticismo del Tibet

— Liu Waitong

In Occidente spesso si dimentica che anche per i cinesi il Tibet è un luogo della mente che ha affascinato generazioni di artisti, viaggiatori e vagabondi in cerca di esperienze mistiche ed esotiche. Gli autori tibetani cercano di sfuggire a questa rappresentazione e a un turismo cinese che è diventato di massa.

PITTURA

Il risveglio delle divinità

— Luigi Fieni

La storia incredibile di un restauratore italiano che per vent’anni ha lavorato al recupero delle pitture di alcuni monasteri tibetani del Mustang, restituendo alla popolazione locale i suoi luoghi di culto e formando e trasformando una generazione di contadini in artigiani. In questo scambio, ma anche scontro, di culture ha imparato a mettere da parte il suo approccio occidentale al restauro per ridonare agli antichi cicli pittorici la loro sacralità.

ISTRUZIONE

La scuola dell’obbligo

— Gyal Lo

L’imposizione della lingua cinese come requisito necessario per avere accesso all’istruzione e al lavoro non risparmia nemmeno i più piccoli, che vengono tolti alle famiglie e sradicati dal loro ambiente culturale, per essere educati in delle scuole-convitto, in mandarino e à la cinese.

Fotografia

Prospekt photo

Il progetto fotografico è composto da più voci, quelle di Manuel Bauer, Luigi Fieni, José Jeuland, Gyal Lo, SD, Samuel Zuder.