Titoli

Paesi baltici

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All’indomani dell’attacco russo all’Ucraina le grandi potenze del mondo occidentale si sono svegliate in stato confusionale, con l’amara consapevolezza di non essere state in grado di leggere la svolta epocale che si stava approntando, i cui segnali – con il senno di poi – erano manifesti. Tutti sbigottiti tranne una piccola regione d’Europa, ininfluente e trascurata, ma che, come i fratelli minori nelle fiabe, aveva saputo ascoltare i discorsi dei grandi. I tre cosiddetti «paesi baltici» hanno da poco festeggiato tre decenni di ritrovata indipendenza, assaporandola senza mai dimenticare da chi si sono emancipati, non solo a causa delle frontiere esterne ma per un confine interno che in maniera diversa mina tutti e tre: quello tra le popolazioni autoctone e i russofoni, minoranza in larga parte emarginata e tagliata fuori dalla vita civile, e per questo imprevedibile. Con accenti diversi Estonia, Lettonia e Lituania sono accomunate da uno sforzo per essere considerate europee, cosmopolite, occidentali, perché le si associ a tutto meno che alla Russia. Ognuna cerca di sottolineare la propria specificità attraverso politiche e pratiche culturali volte a rafforzarne l’identità peculiare (lotta comprensibile se si tiene conto che – come nel presente volume – è diffusissima la tendenza ad accorparle): dallo zelo dei lituani nello studio della loro lingua e nella stesura di un vocabolario durata un secolo, alla vivacità dei cori lettoni che tra le altre cose attingono a un repertorio di un milione di dainas, agli estoni un po’ troppo affezionati a una visione romantica che li vorrebbe come un popolo ugrofinnico dei boschi. Viste dalla vecchia Europa, alcune di queste manifestazioni possono sembrare folcloristiche e in non pochi casi anche eccessivamente nazionalistiche, ma bisogna tenere conto che qui la storia è sempre recente, il passato vivo. Basta togliere gli occhiali novecenteschi per riscoprire il Baltico come collegamento tra mondi e non come muro tra blocchi, per coglierne il secolare ruolo di porta tra cultura germanica, Svezia, Finlandia e i vasti territori dell’Est. È in questo connubio tra una riscoperta continua delle proprie radici e una forte spinta verso il futuro che i paesi baltici possono essere un esempio per un continente in equilibrio precario tra grandi ideali, paure e crisi d’identità.


Pagine: 192

ISBN: 9788870918793

Prezzo: 22,00 €

Uscita: febbraio 2023

Fotografie: Marta Giaccone

Autori: Jan Brokken, Margherita Carbonaro, Adriano Cerri, Jānis Joņevs, Sofia Joons Gylling, Maarja Kangro, Anete Konste, Kristina Sabaliauskaitė, Rimvydas Valatka, Jayde Will

Collaboratori: Andris Brinkmanis, Agnes Klein

Illustrazioni: Edoardo Massa

Sommario

Protagonisti

Ritratto di famiglia

— Jayde Will

Nonostante abbiano lingue, culture e tradizioni diverse, Estonia, Lettonia e Lituania sono state unite dagli eventi spesso drammatici della storia del XX secolo: tre sorelle nella grande famiglia europea, che possono sempre contare l’una sull’altra nei momenti difficili.

Convivenza

Sì, no, forse

— Jānis Joņevs

I russofoni sono lettoni? Sono cittadini leali o rappresentano una minaccia? E soprattutto dove sono? Difficile rispondere a queste domande, soprattutto per uno scrittore che non ha saputo resistere al fascino della cultura russa e che sogna un clima di maggiore dialogo.

Gente di mare

Il mare degli estoni

— Sofia Joons Gylling

Passato e presente del Mar Baltico, ponte e barriera tra l’Estonia e il mondo.

Storia

Archeologia della memoria

— Kristina Sabaliauskaitė

La storia della Lituania è stata un campo di battaglia per tutti quelli – e sono tanti – che hanno voluto cancellare l’identità culturale del paese. Solo dopo la definitiva indipendenza, nel 1991, il paese ha potuto scavare sotto gli strati di fango accumulati in decenni di propaganda e bugie, e riscoprirsi, una volta per tutte, europeo.

Anime baltiche

Dalla grondaia all’Archivio di stato

— Jan Brokken

Una passeggiata attraverso la Tallinn di Ilja Sundelevitš, estone ebreo scappato in Israele ai tempi di Brežnev e tornato nel 1996. Un flashback al 2009 che rivela speranze e paure di quegli anni. La guerra era lontana ma il rapporto con la minoranza russa non faceva presagire nulla di buono.

Paesaggi

Le montagne dei paesi baltici

— Miks Koljers

In un territorio la cui massima elevazione è di poche centinaia di metri sul livello del mare, le frontiere nazionali sono difese da un altro tipo di barriera naturale: le torbiere, luoghi umidi e misteriosi, che segnano anche il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti.

Lingua

Il piccolo popolo dal grande vocabolario

— Adriano Cerri

Elemento identitario fortissimo, la lingua è per i lituani una delle più grandi ricchezze e il fenomeno culturale più studiato e preservato. Scopriamo perché insieme a una persona che ha deciso di metterla al centro del suo lavoro e dei suoi studi.

Identità

La foresta dei miti estoni

— Maarja Kangro

In Estonia l’identità nazionale viene supportata da un processo d’invenzione di tradizioni che distinguerebbero gli estoni dagli europei facendone un popolo ugrofinnico delle foreste. Mentre oggi il paese ama presentarsi come l’avanguardia mondiale dell’e government.

Tradizioni

Chi potrebbe contare ogni stella?

— Margherita Carbonaro

Il popolo lettone conserva gelosamente un enorme tesoro immateriale: le dainas, poesie in quattro versi, tramandate oralmente per secoli e che ancora oggi sono sentitissime e parte del repertorio cantato al più grande festival di cori del mondo, quello di Riga.

Musica

Canta che ti passa!

— Anete Konste

Una peculiarità che unisce i paesi baltici è la grande tradizione di festival dei canti e delle danze. Aira Birziņa, docente presso l’Accademia della musica della Lettonia e direttrice di festival e di cori, ci introduce in questo mondo in cui il tempo sembra essersi fermato.

Sport

La vera religione della Lituania

— Rimvydas Valatka

Per i lituani il basket è sacro e anche nei periodi più bui dell’occupazione sovietica ha giocato un ruolo sottile di differenziazione e di manifestazione identitaria, esplosa poi negli anni Novanta.

Fotografia

Prospekt photo

Le fotografie di questo numero sono state realizzate da Marta Giaccone, fotografa di origini milanesi che nei suoi progetti fotografici personali si concentra su temi inerenti ai rapporti familiari, alle donne e agli adolescenti. Collabora con varie testate, tra cui The New York times, The New Yorker e Monocle. Ha lavorato come stagista presso Magnum photos e negli studi di Bruce Davidson e Mary Ellen Mark, a New York. Ha conseguito una laurea triennale in Lingue e letterature straniere alla Statale di Milano e un master in Documentary photography all’Università di Newport, nel Regno Unito. Dal 2020 vive a Tallinn, in Estonia.