Titoli

Londra

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Londra città aperta. È la sua forza e la sua maledizione. Aperta e cosmopolita, con una popolazione multietnica che la connette ai quattro angoli del pianeta; aperta agli affari e all’Europa, come insistono i suoi sindaci pre e post Brexit; e aperta ai flussi della finanza globale e agli investimenti immobiliari di miliardari felici di parcheggiare i loro soldi in una grande metropoli di lingua inglese, dove lo stato di diritto e leggi clementi garantiscono loro anonimato e sicurezza – per non parlare del glamour. E così le case più esclusive della città finiscono in mano a superricchi stranieri, i «solo» ricchi si accontentano di un gradino più basso, subentrando ai benestanti e spingendo sempre più in fuori tutti gli altri, in una reazione a catena che inasprisce una drammatica crisi abitativa dovuta alla carenza di alloggi: da decenni Londra attira nuovi abitanti, ma non costruisce le case per ospitarli. Il caro-affitti strangola non solo la popolazione a basso reddito, ma anche tutto quello che rendeva la città una vera capitale: gallerie, teatri, locali, ristoranti. E poi ci sono gli choc esterni, il triplice colpo di crisi finanziaria, Brexit e pandemia che avrebbe abbattuto qualsiasi città, ma che per Londra, centro di scambi e commerci, punto di incontro dell’umanità, è stato un affronto personale, ad civitatem. Eppure Londra sopravvive e, in angoli inaspettati della sua vastità, lontano dal richiamo turistico di Buckingham palace, fiorisce: nelle comunità sudasiatiche a due passi da Heathrow, dove seconde, terze generazioni creano generi musicali che diventano globali; nei campi di calcio della Londra Sud nigeriana, dove crescono i talenti della nazionale inglese; nelle gallerie che nascono in zone periferiche, dove artisti un tempo poco considerati vengono riscoperti e rivalutati; nei ristoranti fuori dai confini porosi del centro, dove mescolanze e combinazioni inedite vengono testate prima di diventare nuove tendenze. E nell’eterna girandola di quartieri che si atrofizzano di gentrificazione (una parola, se non un fenomeno, inventata a Londra per Londra) e altri che diventano insospettabili centri di creatività, Londra respinge e accoglie, cambia e si trasforma. E, fedele a se stessa, rimane aperta.


Pagine: 192

ISBN: 9788870917734

Prezzo: 22 €

Uscita: novembre 2024

Fotografie: José Sarmento Matos / Prospekt: Francesco Merlini e Michela Mosca

Autori: Laura Battle, Claudia Durastanti, The Economist, Aniefiok Ekpoudom, Bernardine Evaristo, Sam Knight, Dan Hicks, Leo Hollis, Bidisha Mamata, Jonathan Nunn, Nathalie Olah, Caterina Soffici, Vicky Spratt, Ciaran Thapar

Illustrazioni: Edoardo Massa

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Libro

Sommario

Urbanistica

Di chi è Londra?

— Leo Hollis

Mentre la lista dei più grandi proprietari terrieri della capitale si evolve seguendo i flussi del capitale finanziario globale, molti luoghi che erano pubblici diventano privati. Chiedersi di chi è Londra vuol dire in realtà chiedere: per chi è Londra?

Cosmopolitismo

La città invincibile

— The Economist

Dopo le tre crisi consecutive che hanno colpito la capitale britannica – quella finanziaria del 2008, quella politica della Brexit e quella sanitaria del covid – in molti la davano per spacciata. Tutt'altro, dice l'Economist, il settimanale che la racconta da quasi due secoli: Londra continua a dar prova della sua incredibile capacità di ripresa.

Storie di riscatto

Redemption songs

— Ciaran Thapar

Tra le più importanti sottoculture nella capitale inglese ci sono il rap e la drill, importanti termometri delle tensioni sociali. I testi talvolta violenti dei musicisti vengono spesso usati come prove processuali per criminalizzarli e condannarli. Ma questa musica per giovani emarginati o carcerati può essere anche terapia, catarsi e riscatto.

Gentrificazione

Ma dove andremo a vivere?

— Vicky Spratt

La crisi abitativa che colpisce sempre più fasce sociali non è casuale: è un fallimento della politica che ha trasformato Londra, baluardo dell’edilizia popolare nel secondo Dopoguerra, nella culla della gentrificazione.

Cultura

Si stava meglio quando si stava meglio

— Bidisha Mamata

L’ottimismo degli anni Novanta, quando tutto sembrava possibile e le arti vivevano un periodo d’oro che non si vedeva dai tempi della Swinging London, è ormai solo un ricordo. Oggi la scena culturale e artistica è costretta a sopravvivere in un clima incerto.

Periferia

Undici fermate sulla North circular

— Jonathan Nunn

La North circular road segna il confine tra quello che è considerato il centro e la periferia, due modi diversi di essere londinesi. Ma è anche un luogo (o un non-luogo) in sé. E per chi è cresciuto percorrendola in autobus avanti e indietro ha il sapore di casa.

Infrastrutture

Molto più di una metropolitana

— Sam Knight

Dopo anni di ritardi, nel 2022, finalmente, ha aperto la Elizabeth line, uno dei più grandi progetti infrastrutturali d’Europa, che ha cambiato il modo di spostarsi in città. Ma la nuova linea sembra il canto del cigno di una nazione che non crede più in se stessa – ed è l’ennesima prova che la capitale, di quella nazione, non fa parte.

Città verde

Nella verde e amena Londra

— Caterina Soffici

Con il 63 per cento del territorio londinese occupato dal verde, sono i giardini l’elemento che contraddistingue la città. L’ossessione nazionale per le piante trova nella capitale la sua massima espressione, tra flower shows e sezioni dedicate in ogni libreria, passando per il classico, sempreverde mito del prato all’inglese.

Vista da fuori

L’inconcepibile altro

— Nathalie Olah

La narrazione di Londra come irresistibile polo di attrazione economico e culturale, in opposizione a un Nord lontano e poetico, non tiene conto di tutto quello che sta nel mezzo, una grossa parte di Gran Bretagna troppo spesso liquidata come povera e priva di qualsiasi attrattiva. Ma sono proprio gli artisti della working class britannica, provenienti da questo altrove indefinito, che hanno contribuito al fascino della capitale.

Sport

Ceneri dell’impero

— Aniefiok Ekpoudom

Londra è la casa di tantissime persone di origine nigeriana, che hanno visto nell’affermazione dei loro connazionali nel calcio inglese un segno di riscatto, ma anche la conferma di un’identità ancora divisa tra due continenti e tra due nazionali.

Fotografia

Prospekt photo

Le fotografie di questo numero sono state realizzate da José Sarmento Matos, fotografo che lavora tra Londra e Lisbona. Ama i progetti a lungo termine legati all’identità e alle disuguaglianze razziali e sociali. Ha seguito la comunità Jamaica di Seixal in Portogallo, documentando la disuguaglianza razziale e abitativa durante la pandemia: ne sono nati il film Jamaika, una mostra e il libro Jamaika. Tra il 2016 e il 2021 ha insegnato fotografia documentaria al London College of Communication, e tiene anche workshop con Leica camera. I suoi lavori sono stati esposti in varie capitali europee e ha collaborato con giornali come Bloomberg, The New York times, Newsweek, National geographic, The Washington post, The Guardian weekend, Libération.