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Dubai ed Emirati Arabi Uniti

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Anche i più prevenuti e scettici, quelli che non ci metterebbero mai piede, sono incuriositi dall’enigma di Dubai: la città dei superlativi, l’emblema di una cattedrale nel deserto. Com’è possibile che proprio questo suolo proibitivo, quello che poco più di mezzo secolo fa era un modesto villaggio di pescatori sotto protezione britannica, sia oggi sinonimo di lusso e tecnologia, vetrina di una nazione orgogliosa? Non è semplice fare ordine tra le diverse narrazioni in circolazione – quelle propagate dal governo emiratino attraverso sofisticate e milionarie operazioni per ripulire la propria immagine, quelle degli intellettuali locali abituati a esprimersi con cautela in un contesto di libertà di parola limitata, quelle degli osservatori stranieri, a volte troppo unilaterali nelle loro condanne. Come valutare i recenti progressi di un paese che, se da un lato non rispetta gli standard occidentali in termini di diritti umani, dall’altro su temi come l’emancipazione femminile o la libertà religiosa appare come il più tollerante non solo tra le monarchie del Golfo, ma forse nell’intero mondo arabo? Può una leadership autoritaria che non ammette critiche né elezioni, essere allo stesso tempo lungimirante, pragmatica e innovativa? Sono domande scomode, che si interrogano su un modello di progresso e un processo di riforme innegabili ma sempre calate dall’alto, per concessione dei sovrani in uno stato in cui più di tre quarti dei residenti ha solo il permesso temporaneo e non il diritto a vivervi, e spesso è ancora vittima di sfruttamento. Eppure, soprattutto per una fetta di umanità che va dai paesi arabi al Subcontinente indiano, e che sogna un riscatto personale, gli Emirati sono ormai un luogo della mente, un eldorado a cui aspirare. Questo paese sempre più aperto al mondo – campione della diversificazione economica, centro finanziario, commerciale, logistico, immobiliare e turistico internazionale – è ormai una potenza regionale con la quale fare i conti. Che ci piaccia o no.


Pagine: 192

ISBN: 9788870917567

Prezzo: 22 €

Uscita: febbraio 2025

Fotografie: Katarina Premfors / Prospekt: Francesco Merlini e Michela Mosca

Autori: Reem Al Kamali, Eleonora Ardemagni, Mansi Choksi, Ferdinando Cotugno, Mazhar Farooqui, Husam Hilali, Yasmina Jraissati, Salha Obeid, Leonardo Piccione, Goffredo Puccetti, Samia Qaiyum

Illustrazioni: Edoardo Massa

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Libro

Sommario

Visti dagli altri

Una patria in prestito

— Husam Hilali

I paesi che hanno coltivato il sogno del panarabismo spesso guardano gli stati del Golfo con un po' di invidia, ma anche con un certo risentimento verso quelle monarchie arabe considerate prive di storia e cultura. Husam Hilali misura la distanza tra le narrazioni e la realtà.

Transizione energetica

Una fantasia molto rassicurante

— Ferdinando Cotugno

Chi l’ha detto che per contrastare il cambiamento climatico è necessario ridurre il consumo di gas e petrolio? Gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di imporre la loro narrazione sulla transizione energetica, in cui parallelamente allo sviluppo di strutture e tecnologie sostenibili all’avanguardia, il paese continua a capitalizzare i profitti dall’esportazione di fonti fossili.

Geopolitica

Lo sguardo sempre avanti

— Eleonora Ardemagni

Gli Emirati Arabi Uniti sembrano essere uno dei paesi che si stanno adattando meglio al nuovo mondo multipolare: con il loro approccio pragmatico stanno aumentando la loro influenza soprattutto in Africa, anche con interventi militari, e sono diventati, nell’arco di un solo decennio, a tutti gli effetti una potenza regionale.

Donne

Emirato che vai...

— Reem Al Kamali

La donna emiratina ha sempre svolto un ruolo importante nell’economia della famiglia, in contesti molto diversi tra loro. Il paesaggio degli Emirati Arabi Uniti, infatti, non è caratterizzato solo da deserti, ma presenta fasce costiere e urbane e soprattutto regioni montagnose con le loro antiche tradizioni.

Memoria e identità

Il lato gentile della città

— Salha Obeid

Sulle orme di Georges Perec, una scrittrice emiratina esplora le città di Dubai e Sharjah in cerca di tracce di un passato recente, che possa servire da antidoto a una realtà urbana frenetica e alienante in cui locali e immigrati fanno fatica a incontrarsi.

Sogno emiratino

AT va lontano

— Mansi Choksi

Abdul Taiyyeb, un giovane di Mumbai meglio noto come AT, fantasticava di vivere a Dubai fin da bambino. Quando finalmente è riuscito a trasferirsi negli Emirati, ha cominciato a raccontare la sua avventura – ed è diventato subito una star di Tiktok, guadagnandosi un visto permanente e realizzando il sogno di milioni di indiani.

Urbanizzazione

Una volta qui era tutto deserto

— Goffredo Puccetti

Gli Emirati Arabi Uniti hanno poco più di cinquant’anni, ma la nazione di oggi non assomiglia affatto al deserto e alle rare case del 1971. L’architettura offre una chiave di lettura unica per raccontare questo luogo in cui la sola costante è il cambiamento.

Giornalismo investigativo

I rischi del mestiere

— Mazhar Farooqui

Quello che si definisce «l’unico giornalista investigativo degli Emirati» racconta la sua difficile vita in un clima mediatico repressivo: a un enorme costo personale, Maz indaga su trafficanti, truffatori e altri criminali.

Street food

Ode alle Chips Oman

— Samia Qaiyum

Sbriciolate su uno strato di formaggio cremoso, condite con salsa piccante e avvolte in una focaccia indiana, le storiche patatine chips hanno un irresistibile sapore di nostalgia.

Ciclismo

Sotto questo sole è bello pedalare

— Leonardo Piccione

Quello tra la bicicletta e gli Emirati Arabi Uniti sembra un matrimonio improbabile, ma in un solo decennio l’Uae team è diventata la squadra numero uno al mondo del ciclismo professionistico. Dietro a questi investimenti non c’è solo l’intenzione di migliorare l’immagine del paese: i regnanti infatti vorrebbero anche promuovere uno stile di vita sano.

Fotografia

Prospekt photo

Le fotografie di questo numero sono state realizzate da Katarina Premfors, fotografa, regista e artista multidisciplinare svedese che vive a Dubai da molti anni. Premfors spazia tra il mondo commerciale, documentaristico e delle ong e il suo lavoro viene regolarmente pubblicato sul New York times, sul Washington post e altre importanti testate internazionali. Nota per la sua capacità di raccontare storie potenti attraverso l’obiettivo, tra le altre cose si dedica a progetti documentaristici di lunga durata, catturando la profondità e la complessità di persone, comunità e natura. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo. Tra i soggetti che ha ritratto ci sono politici, artisti, icone sportive e leader religiosi, ma si dedica anche a fotografare architetture e paesaggi.